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SOLOMON BURKE
Primogenito di sette figli, Solomon Burke nasce a Filadelfia il 21 marzo del 1936 (o 1940, secondo altre fonti accreditate dall’artista stesso). A sette anni, instradato sulla via della fede dalla nonna, tiene già i primi sermoni in chiesa tanto da meritarsi l’appellativo di “Wonder Boy Preacher”. La musica gospel è il suo approdo naturale, e tra il 1955 e il 1958 incide i primi singoli di ispirazione religiosa per l’etichetta newyorkese Apollo Records: tra questi “You can run (but you can’t hide)”, firmata in coppia con il pugile Joe Louis. Si accorge di lui il boss della Atlantic, Jerry Wexler, che nel 1960 lo mette sotto contratto convincendolo a passare alla musica “profana”. Burke, dotato di una voce straordinariamente duttile e potente, contribuisce così alla fondazione del genere che negli anni successivi sarà noto come soul music, combinando influenze gospel, rhythm&blues e country in classici come “Just out of reach”, “Cry to me” (incisa anche dai Rolling Stones), “Got to get you off of my mind” (numero 1 nelle classifiche r&b nel 1965), “If you need me” (scritta da Wilson Pickett), “Everybody needs somebody to love” (celeberrima nella versione dei Blues Brothers). Il fisico imponente e la personalità esuberante di Solomon (padre di 21 figli e intraprendente imprenditore di se stesso fin dalla giovane età) fanno il resto: il cantante, che ama presentarsi sul palco avvolto in un mantello con colletto di ermellino e con una corona in testa, diventa il “re del rock and soul” (la sua carriera parallela come ministro del culto gli guadagna anche l’appellativo di “vescovo del soul”).
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